Michelangelo Pistoletto
Terzo Paradiso
2006






Guido Venturini
Cagarino
2006






Pere Noguere
Transit
1984






Joris Laarman
Crossbreed
2006









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INDISCIPLINATA
III BIENNALE DELLA CERAMICA NELL’ARTE CONTEMPORANEA
di Sandro Ricaldone


   

Raccordare un passato ricco di eventi capitali all’orizzonte instabile della contemporaneità; muoversi fra dimensioni contigue, eppure non di rado fieramente avverse, come la scultura e il design; stabilire un intreccio vitale fra le risorse tradizionali del territorio e le tecnologie più avanzate. Questo può dirsi, in sintesi, il progetto sotteso alla Terza Biennale della Ceramica nell’Arte Contemporanea che va in scena oggi fra Albisola, Savona e Vado, sotto l’insegna disinvolta e combattiva dell’indisciplina creativa.
Come già nelle passate edizioni, i curatori, Roberto Costantino e Tiziana Casapietra, in collaborazione con una squadra di esperti internazionali (Simon Groom, Hans-Ulrich Obrist, Roberto Ohrt, Chantal Prod’Hom, con gli italiani Giacinto di Pietrantonio, Beppe Finessi, Elio Grazioli e Guido Molinari) hanno invitato trentasei autori a realizzare nelle manifatture locali le opere in rassegna. Ma, in questa occasione, un’attenzione particolare è stata riservata al design, toccando un nodo problematico che sin dagli anni ’50 ha fatto registrare contrapposizioni aspre tra i fautori della preminenza della ricerca di nuove forme, svincolata dalle esigenze della produzione industriale, e coloro che propugnavano invece la subordinazione della forma alla funzione. Proprio uno dei numi tutelari della Biennale, Asger Jorn, che con gli “Incontri internazionali della Ceramica” portò, nel 1954, Albisola sulla ribalta internazionale, si rese protagonista su questo punto di una celebre polemica con Max Bill in occasione del Primo Congresso dell’Industrial Design, svoltosi in quello stesso anno alla Triennale di Milano. Nel frattempo però - sebbene di recente nuovi strali siano stati lanciati da un critico di rango come Hal Foster, autore del pamphlet “Design & Crime” – i migliori designers sono divenuti “indisciplinati”, ironici ed eretici abbastanza da ingaggiare una competizione stimolante con gli artisti tout court.
Nelle sale della Pinacoteca Civica di Savona, a Palazzo Gavotti, ci si imbatte così nelle molteplici versioni dei “Salvadanai” elaborati da Ugo La Pietra in fogge ovoidali costellate da minuscole punte; nei verdi vasi-giardino a spalliera ondulata di Andrea Branzi; nella lampada che riprende le squame e la postura sulla parete di un geco, ideata da Paolo Deganello. Accanto a questi, i volumi complessi del vaso creato da Alessandro Mendini, composto di sfere di diversa dimensione compenetrate fra loro ed il giocoso vaso double-face “Qualc’uno” ricavato da Denis Santachiara dal modello dei più comuni contenitori in terracotta, che appoggiato come un vaso tradizionale può ospitare una pianta, mentre rovesciato può accogliere un solo fiore. L’olandese Joris Laarman propone, invece, in “Crossbreed” un curioso ribaltamento del disegno modernista, realizzando un aspirapolvere funzionante servendosi di un vaso tradizionale savonese. Ai lavori dei designers più affermati si alternano i saggi dei giovani che hanno preso parte al Master di specializzazione in Ceramic Design organizzato dalla Biennale (fra cui l’originale “Piatto per l’ultimo pisello” di Claudio Bracco) mentre un denso contrappunto espressivo viene – nonostante le dimensioni contenute – dalle sculture modellate dal texano Richard Hawkins, in cui l’autore ripensa la rappresentazione classica dell’ermafrodita istituendo “un rapporto complicato e anomalo”, di corrispondenza e di conflittualità tra la parte anteriore e posteriore della figura.
Decisamente più incentrato sull’utilizzo artistico della ceramica lo Spazio Parfiri di Vado Ligure, un capannone industriale riconvertito dallo Studio 5 + 1, che ospita – fra gli altri – lavori di Getulio Alviani (una sequenza di piastrelle optical), di Michelangelo Pistoletto (“Il libro d’oro del terzo paradiso”), Liam Gillick (“Multiple Revision Structure”, una serie componibile di forme circolari monocrome “che si può esporre o adoperare per tutte le situazioni in cui è utile un vassoio”). Il pezzo forte, qui, è costituito dalla installazione del catalano Pere Noguera, un’automobile trasformata in un paesaggio polveroso, fossilizzata da un rivestimento di sabbia. Non mancano tuttavia inserti di design: lo spiritoso vaso da notte per bambini in sembiante di uccellino, di Guido Venturini, intitolato – con un gioco di parole – “Cagarino” e il cestino in terracotta, frammentabile in ciotole di Paolo Ulian. Lo scenario territoriale irrompe sulla parete di fondo, dove è proiettato un video di Multiplicity nel quale scorrono le immagini riprese da telecamere applicate ai carrelli della teleferica che trasporta il carbone dal porto di Savona alle industrie dell’entroterra.
Il Museo Trucco di Albisola Superiore accoglie le sculture del duo Heringa/Van Kalsbeek: grige strutture in ceramica ispirate al paesaggio, animate da intrecci di fili in colori vivaci e da grumi collosi, in un esercizio teso a ricercare ed a tenere sotto controllo l’imprevisto. E, ancora, le immagini, riportate dall’albanese Adrian Paci su supporti realizzati con terre diverse dal “Vangelo secondo Matteo di Pasolini”.
Sulle alture di Albissola Marina, in quella che fu la casa di Jorn in località Bruciati – oggetto di uno studio di Roberto Ohrt pubblicato in catalogo, insieme ad una ricerca di Francesca Pola su Piero Manzoni e Albisola e ad un intervento di Niccolò Casiddu su “Innovazione tecnologica e artigianato ceramico” – Jacqueline de Jong, membro dell’Internazionale Situazionista e compagna negli anni ’60 dell’artista danese, ha immaginato una incisiva installazione formata da sessanta remakes in ceramica di “patate arrostite”, disposte sui bordi della grande vasca centrale, sostanzioso e terragno complemento ad un giardino d’architettura selvaggia e di splendore mediterraneo.



(luglio 2006)








 
 

 

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