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SUPERREGIA PER LA GRANDE CULTURA
INTERVISTA A FABIO MORCHIO
di Michela Bompani



“Ci vuole una regia forte e una programmazione triennale”: Fabio Morchio, assessore regionale alla Cultura, entra nella discussione sullo stato della cultura a Genova e in Liguria, innescata proprio su queste pagine da Paolo Lingua, e mostra quella che per lui è la chiave di volta del problema.
Assessore è davvero in crisi la cultura a Genova?
"Beh, sì e no. Credo però che il nodo non sia nello stato delle cose, ma semmai nella necessità di una politica di grande programmazione, anzi di grande regia»
Cioè?
"Lo stiamo facendo in Regione, con il presidente Burlando, e con due leggi sulla cultura e sullo spettacolo, separate ma concomitanti nelle direzioni indicate. Bisogna passare da un meccanismo di contributi a pioggia, da parte delle istituzioni, a una seria politica di regia, anche molto selettiva”.
Selettiva come?
“Si alza il livello delle proposte culturali se si selezionano le iniziative da finanziare, così noi procederemo per bandi pubblici che apriranno le porte a finanziamenti a lungo termine per i progetti che avranno caratteristiche d'eccellenza”
I problemi economici per la cultura però non mancano.
“E’ proprio perché ho pochi soldi che abbiamo dovuto e dobbiamo rinnovare la legislazione in materia. Bisogna concentrarsi sulle cose migliori. Vede, in Liguria non si fa poco e non si spende poco per le iniziative culturali, ma sono troppe e non di eccessiva qualità. La Regione ha raddoppiato gli investimenti in campo culturale ma si sa che in periodo di vacche magre devono stare bene il sociale e la sanità, la cultura va lasciata indietro”.
Non finirà che la Regione entrerà in concorrenza con la politica del Comune di Genova?
“Per niente. Semmai la Regione sosterrà e coordinerà, con un ruolo di regia le tante iniziative sul territorio ligure. Il mio obiettivo è arrivare a non finanziare più le proposte culturali, che, selezionate e cresciute, sapranno camminare da sole”.
Su cosa bisognerebbe puntare?
"La Regione punta su innovazione, tecnologia, ricerca artistica contemporanea incluso il teatro d'innovazione, come viene portato avanti dai teatri della Tosse, dell'Archivolto, dallo stesso regista Andrea Liberovici, per citarne solo alcuni. E' dando fiato a queste eccellenze che il dibattito culturale si alzerà. Ovviamente mantenendo il classico, nel campo teatrale. Poi c'è la figlia di un Dio minore”.
Chi è?
"L'archeologia. Dobbiamo investire e puntare sul sito archeologico di Luni, così come sulle nuove scoperte archeologiche ad Albenga o all'hospitale medievale scoperto sul Bracco, che va ristrutturato e reso fruibile. La cultura delle eccellenze si lega alla scoperta del territorio: chi va a visitare questi siti deve avere a disposizione una rete di ristoranti, alberghi, proposte escursionistiche o cicloturistiche che lo immergano nel tessuto della regione”.
Secondo lei, dove sta a Genova la punta di diamante della cultura in questo momento?
"Sicuramente nei teatri. E poi c'è una perla vera, Casa Paganini, con il suo centro di sperimentazione musicale che è ormai un'eccellenza europea”
Insomma, l'elettroencefalogramma della cultura in città non è piatto?
"Proprio così, si tratta di valorizzare organizzando, serve una regia. Nel 2009 al Ducale faremo una mostra sulle cartoline promozionali delle Apt, firmate da grandi pittori, da Rodocanachi a Sirotti. E poi rilanceremo Montale nelle scuole»
E la Fondazione De André nel Centro storico? “Tra un anno potremo inaugurare la nuova sede della Fondazione che sarà la casa della canzone d'autore genovese, in piazza delle Vigne”.

la Repubblica Ed. Genova
29-01-2008




 

Lettera sulle arti a Genova - a cura di Sandro Ricaldone      Home      Top      Contact