Plinio Mesciulam, il Sistema Mohammed, illustrazione di copertina, 2001




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LA MONTAGNA E LA RETE: MOHAMMED

di Sandro Ricaldone

 

Ancora non distanziato nel tempo quanto basti per consentire un accostamento sul piano storico, Mohammed si reinventa in un presente ove lo scenario della comunicazione, se non dell’arte, si presenta radicalmente mutato rispetto alla situazione in atto poco più di una ventina d’anni or sono. Allora, con l’eccezione del mezzo televisivo (rimasto sostanzialmente inaccessibile agli artisti) l’articolazione delle reti comunicative poteva dirsi sostanzialmente omologa a quella esistente all’inizio del ventesimo secolo, imperniata su stampa, posta, manifesto, telefono e radio. Nell’ambito di questo sistema, schemi di diffusione tendenzialmente universali e monodirezionali (stampa, pubblicità, televisione) si alternavano a scambi che oggi si direbbero peer to peer, basati essenzialmente sul telefono e sul tramite postale, con qualche apertura sul versante radiofonico, grazie alle trasmissioni aperte all’intervento in diretta del pubblico, divenute popolari negli anni ’70.

Nonostante gli esperimenti dei Futuristi (sulla posta e la radio) e le intuizioni degli Spazialisti (a proposito della televisione) o - sul versante telefonico - di un autore beat come John Giorno, promotore dell’operazione “Dial-a-Poem”, è stato solo con Ray Johnson e la Mail Art che si è concretizzato, a partire dagli anni ’60, un duraturo intreccio fra attività artistica e circuito comunicativo.

Un simile riconoscimento va però temperato da una constatazione di segno diverso. In effetti la Mail Art, al di là di taluni aspetti mimetici (uso di timbri e di francobolli, questi ultimi, sovente, d’invenzione) utilizza la rete postale per ciò che è, come veicolo di trasmissione di messaggi verbovisivi, realizzati su supporti cartacei (o equivalenti). Non vi si dà una messa in questione dello strumento comunicativo o della comunicazione in sé stessa. Si mette in scena, piuttosto, un debordare dell’arte dai suoi ambiti tradizionali. Ed anche la comunità planetaria che grado a grado si è venuta realizzando fra i mailartisti, pur prefigurando in qualche modo analoghe aggregazioni formatesi in seguito sul world wide web, non sembra il frutto di un progetto coscientemente perseguito ma di un processo in larga misura imprevedibile.

Assai diverso è il punto di partenza di Mohammed, ciclo intrapreso da Plinio Mesciulam nel maggio 1976, che sin dall’inizio si pone invece - volutamente - come laboratorio di comunicazione.

Nella prima fase, limitata a dodici destinatari (più che interlocutori veri e propri), muovendo da una scelta che oggi verrebbe bollata come spamming per i risvolti d’intrusione nella privacy che implicava (“voi non mi cercate, ma io vi ho cercato”), l’autore ha tradotto in una realtà debitamente fittizia un circuito articolato su molteplici livelli, in cui – volta a volta – venivano esplicitati o “criptizzati” mittente, ricettore e messaggio. L’analisi, condotta non di rado sul filo del paradosso logico, si concentra sui tratti di verità e di finzione dello scambio epistolare, sugli snodi fra informazione e disinformazione, accostando temi divenuti d’attualità negli anni ’90 con le rielaborazioni neoiste di spunti dada e situazionisti: l’idea dell’autore anonimo-collettivo e il continente del plagio, lambito nella copia  “scritta con mano tremante” dell’Infinito leopardiano e la teorizzazione dell’artista come vampiro ma già puntualmente messo a fuoco nello scambio con Armando Battelli di una pagina lukàcsiana firmata (anche) da quest’ultimo e intitolata Intervento critico non anonimo.

Nel secondo momento l’attenzione si sposta sulla rete, con La possibilità, per il destinatario, a diffondere il messaggio, moltiplicandolo esponenzialmente (secondo uno schema analogo a quello delle “catene”) ed a retroagire sul mittente. Con ciò Mohammed-Mesciulam proclama la sua profezia, anch’essa - va precisato - non definita negli sviluppi ma certamente calcolata: quella di una diffusione planetaria del messaggio, tramitata da soggetto a soggetto, in grado di attivare una trama di rimandi potenzialmente illimitata.

Oggi Mohammed Due, attivato solo da qualche giorno, sembra reclamare, à rebours, benché sul punto di espandere la propria ramificazione in Internet, la dimensione individuale (ancor più ristretta di quanto non dicesse in origine la sottointestazione del Centro) della comunicazione. Ma deve ormai fare i conti con i replicanti spersonalizzati delle chat.

                                                                                       

 

 

Lettera sulle arti a Genova - a cura di Sandro Ricaldone      Home      Top      Contact